Il mondo a scale. Gerarchie e comunicazioni asimmetriche

di Ignazio Burgio.
I 5 assiomi (o principi fondamentali) della comunicazione umana, definiti nel 1967 dagli psicologi statunitensi P. Watzlawick, J. H. Beavin, e D. D., Jackson, sono tutti accomunati, nei contatti sociali, dal fattore “relazione comunicativa” (verbale e non verbale). Tali assiomi, insieme alle pulsioni darwiniane di competizione e aggregazione / cooperazione, possono spiegare la natura dei livelli gerarchici e delle comunicazioni asimmetriche nei gruppi animali e nelle società umane.

Gerarchie e comunicazioni asimmetriche nei gruppiNel 1967 gli studiosi della scuola psicologica di Palo Alto in California, USA, P. Watzlawick, J. H. Beavin, e D. D., Jackson, pubblicarono il saggio Pragmatica della comunicazione umana (edito in Italia nel 1971 dall’editore Astrolabio di Roma). Al suo interno definirono i 5 assiomi (o principi fondamentali) della comunicazione, i quali a ben vedere hanno tutti a che fare con il fattore relazione. Sia le parole, sia il silenzio, sia qualsiasi altro comportamento o attività hanno valore di messaggio, influenzano gli altri, e gli altri a loro volta rispondono a tale comunicazione. Persino il primo assioma che afferma che non si può non comunicare; non esiste un qualcosa che sia un non-comportamento, poichè anche il silenzio ha valore di messaggio sottintende il valore di relazione con gli altri “destinatari” in quanto la persona che, ad es. sta in silenzio assorta nella lettura, “comunica” agli altri di voler essere lasciata in pace, quindi esprime un comportamento di chiusura, anche temporaneo e non ostile, nei confronti degli altri.
Nel secondo assioma viene esplicitamente affermato che ogni comunicazione ha un aspetto di contenuto (ovvero le informazioni vere e proprie) e un aspetto di relazione, che riguarda invece le modalità con cui viene espressa la comunicazione (coerente, ambigua, rispettosa, ecc.). E sulla stessa falsariga, anche il quarto assioma afferma che la comunicazione umana è composta da codici analogici e digitali. Questi ultimi corrispondono alle parole, ai testi scritti propri delle lingue formali, ma anche ai linguaggi simbolici delle varie arti, che veicolano informazioni e messaggi. La comunicazione analogica rappresenta invece tutta la comunicazione non verbale (le espressioni del corpo, i gesti) ed è necessaria per definire il tipo di relazione tra mittente e destinatario (o destinatari), cioè la natura del legame comunicativo.

L’esempio dei gruppi non umani. Quanto possa essere importante l’aspetto di relazione comunicativa, e del legame più o meno forte, tra i singoli componenti di un gruppo (anche di due sole persone) caratterizzato dallo scambio di gesti ed espressioni facciali, cioè da tutto ciò che rappresenta il linguaggio non verbale, viene dimostrato dalla grande quantità di studi sui gruppi animali, in particolar modo sui branchi di scimmie.
Nonostante sia sempre rischioso generalizzare, nella maggior parte dei gruppi animali l’insicurezza e il timore di non riuscire a sopravvivere da soli in un ambiente ostile (foresta, savana, montagne) spingono all’aggregazione e alla formazione di strutture sociali stabili. Nei gruppi di scimmie appena formatesi è stato osservato che dopo i primi giorni di lotta si forma una struttura gerarchica stabile, ma sono soprattutto i subordinati che la mantengono tale, evitando di confrontarsi con chi è superiore a loro. Il maschio alfa non deve praticamente più riaffermare la propria autorità ed è colui che lotta meno. Nel tempo comunque tali strutture gerarchiche sono suscettibili di cambiamento continuo, poiché i subordinati osservano e imparano (R. A. Hinde, Le basi biologiche del comportamento sociale umano, Zanichelli, p. 308).
In cattività le strutture gerarchiche sono più pronunciate e rigide. L’affollamento fa aumentare gli episodi di aggressività. E l’affollamento in un ambiente estraneo (p. es. proprio la cattività) li fa aumentare ancora di più (Hinde, cit. pp. 308-309). E’ stato osservato che le scimmie di medio livello aggredite da chi è loro superiore nella gerarchia possono a loro volta aggredire i membri del gruppo a loro subordinati.
Gli studiosi del comportamento animale, come Hinde, affermano che la coesione e la scissione dei gruppi di scimmie dipendono dall’equilibrio tra le forze di aggregazione e da quelle di disgregazione, in cui entrano in gioco fattori quali la densità del gruppo, il numero dei maschi, e la presenza o meno di un forte maschio predominante (Hinde, cit. pp. 297). Le relazioni agonistiche-aggressive tra superiori e subordinati potrebbero anche avere effetti disgregativi nel gruppo (a causa della fuga da parte di chi è troppo “vessato”) e, a quanto si è osservato, questo gli individui predominanti sembrano capirlo. Nei gruppi animali a struttura gerarchica peraltro i componenti di livello inferiore si rivelano essi stessi delle preziose risorse per i livelli superiori. Ad esempio nei branchi di varie specie di scimmie, in occasione dello spostamento dell’intero gruppo, la direzione e il ritmo vengono decisi da un unico maschio, che però può anche non essere quello predominante, ma quello più anziano: la leadership richiede insomma esperienza specie in condizioni di scarsità di risorse (Hinde, cit. pp. 315-317).
I membri di livello via via inferiore tendono ad accettare la loro condizione un po’ per il loro temperamento più debole, un po’ per convenienza ed opportunità, poiché si finisce per avere maggiori vantaggi ad essere gli ultimi di un intero gruppo piuttosto che liberi ma soli in una foresta ostile. Kauffmann ha osservato che “alcune scimmie si guadagnano di che vivere bene con un atteggiamento di sfacciata sottomissione”, mentre se i predominanti sono distolti da altre attività i subordinati ne approfittano per impossessarsi del loro cibo (Hinde, cit. p. 311). Bisogna anche tenere presente i legami di lunga data con gli altri membri del branco. Tali legami, come i ruoli e le strutture gerarchiche, generalmente si creano e si sviluppano sin dalla nascita (ad es. con il gioco tra coetanei), ma è stato anche osservato che il livello gerarchico o rango di alcuni individui spesso viene ereditato dalla madre (specie se si tratta di figlie femmine) (Hinde, cit. p. 313).
Le scimmie allevate in gabbie individuali, tendono a non formare gerarchie stabili, probabilmente perchè non hanno imparato da nessun genitore l’arte di interagire coi propri simili (ossia i codici di comunicazione comportamentale), e di saggiare quindi anche i vantaggi di essere subordinati (Hinde, cit. p. 308). In sostanza comunque all’interno dei gruppi di scimmie permane la tendenza alla conflittualità o competizione per la diseguale spartizione delle risorse: si creano dunque strutture gerarchiche che devono essere costantemente mantenute con la interazione e comunicazione (limitatamente alle varie modalità animali) tra i singoli individui.

Relazioni e gerarchie nei gruppi umani. Anche nei gruppi sociali umani esistono ovviamente gerarchie più o meno formali e riconosciute, e persone che “spiccano” più di altre. E questo si riflette anche nelle relazioni comunicative e comportamentali, non sempre di “pari livello” come spiega il quinto assioma della Pragmatica della Comunicazione della Scuola di Palo Alto, e cioè che tutti gli scambi comunicativi sono simmetrici o complementari, a seconda che siano basati sull’uguaglianza o sulla differenza. L’interazione simmetrica è caratterizzata dall’uguaglianza, ed in questo caso si rispecchia il comportamento dell’altro. La modalità opposta costituisce l’interazione complementare, basata sulla differenza di posizioni, superiore e inferiore, in cui il comportamento di uno tende a completare quello dell’altro. In parole povere: gli scambi comunicativi ed il comportamento tra colleghi di lavoro possono anche dimostrarsi di pari livello, basati sull’uguaglianza e il rispetto reciproco, cioè simmetrici. Ma ad esempio il comportamento dei genitori, e degli adulti in genere, verso i bambini non può mai essere di pari livello, ma è sempre basato sulla differenza tra superiore e inferiore, ovvero è complementare. In realtà capita molto spesso anche nei gruppi di adulti che le interazioni perfettamente simmetriche siano molto meno frequenti di quelle complementari, poiché finisce sempre per esserci una sorta di gerarchia tra superiori e inferiori, anche lì dove essa non è istituzionale, come ad es. nelle forze armate, e di conseguenza gli stessi scambi comunicativi ne vengono influenzati. Ad es. nel mondo del lavoro chi è più anziano ed ha più esperienza tende a trattare in maniera subordinata i colleghi più giovani anche se non è un capoufficio; e via dicendo.
Più la differenza di posizioni si dimostra sbilanciata – ovvero più c’è subordinazione – più forte può risultare il legame tra chi è superiore e chi è inferiore, dunque si può creare una struttura sociale stabile all’interno di un gruppo, la cui gerarchia e i cui sviluppi – compresi i mutamenti interni – vengono definiti dagli scambi comunicativi. Chi è superiore tende ad usare un linguaggio conciso, un comportamento rapido e sicuro. Più invece si è subordinati e più la comunicazione verbale e il linguaggio del corpo divengono insicuri e dominati dall’ansia di essere sanzionati, anche con una semplice risata o un rimprovero. Naturalmente le strutture gerarchiche all’interno dei gruppi non sono fisse ma dinamiche e tendono a variare per l’anzianità, per l’acquisizione di esperienza, per l’arrivo di altri soggetti, per l’abbandono del gruppo da parte di altri, ecc. E chiaramente non si modificano solo le strutture dei gruppi. Anche gli scambi comunicativi (di parole e comportamenti) fra vecchi e nuovi componenti assumono nuove caratteristiche e una nuova “punteggiatura” che qualifica il tipo di relazione: se simmetrica, da pari a pari, il linguaggio si avvicina a quello di un testo scientifico, volto quasi esclusivamente a veicolare contenuti e informazioni; se al contrario la relazione è complementare, più i destinatari sono subordinati (come nelle forze armate) più la comunicazione assomiglia ad un testo teatrale dai toni emotivi, pieno di punti esclamativi, punti di sospensione (al fine d’inviare messaggi di avvertimento), ecc. ecc.
Dagli psicologi della scuola di Palo Alto, tali dinamiche vennero sintetizzate nel terzo assioma il quale afferma che la natura di una relazione dipende dalla punteggiatura delle sequenze di comunicazione tra i comunicanti. Durante la comunicazione si produce infatti una punteggiatura della sequenza di eventi.

Il mondo a scale. Tanto nei gruppi animali quanto nelle società umane, sia quelle più semplici che quelle più complesse dei Paesi industrializzati, sembrano agire le due classiche forze biologiche darwiniane: la competizione da un lato e l’aggregazione / cooperazione dall’altro. La spinta all’aggregazione si rivela molto forte in tante specie animali, compresi i Primati e l’Homo Sapiens, “animale sociale” secondo la famosa definizione di Aristotele. Ma all’interno degli stessi gruppi, piccoli o grandi, agisce simultaneamente in forma più o meno palese, anche la competizione tra singoli individui, o anche tra sottogruppi (ad es. tra le famiglie che compongono il gruppo). La risultante di queste due forze tra loro opposte è appunto una struttura gerarchica a più livelli, che nei gruppi di scimmie si configura come una struttura “a cerchi concentrici” (gli individui più importanti al centro, e gli altri sempre più “decentrati” a seconda della loro minore importanza. Hinde, cit. p. 321).
Nelle società umane, al contrario, sin dall’epoca delle antiche civiltà, la struttura gerarchica appare costituita in primo luogo da classi caratterizzate da differente censo, ricchezza, e dunque anche influenza e potere. Quelle più alte riaffermano costantemente il proprio rango superiore con l’ostentazione dei propri “status simbol” (auto di lusso, gioielli, ecc.) che rappresentano dei veri e propri “messaggi” in linguaggio non verbale e di natura asimmetrica e complementare. Nei gruppi sociali umani sono presenti anche figure professionali che per il ruolo che ricoprono acquisiscono “autorità”, dall’alto o dal basso, nei confronti dei propri concittadini: le forze dell’ordine che acquisiscono la propria autorità dallo Stato, e i medici che la ricevono soprattutto dalla fiducia dei pazienti che si affidano a loro, adottano generalmente un tipo di relazione comunicativa asimmetrica e complementare, da superiore a inferiore, per dirla con Watzlawick e i suoi colleghi, ordinando, dirigendo, prescrivendo, sanzionando, ecc. Specialmente poi nei grandi centri urbani, dove spersonalizzazione, distacco emotivo e diffidenza sono un atteggiamento comune – come osservarono già Tonnies e Simmel nei loro classici saggi più di cento anni fa – ricchezza, lusso e professioni prestigiose possono promuovere maggiore consenso ed accettazione sociale anche in chi non si conosce, e dunque differenze di classe e scalate sociali vengono comunemente considerate utili e desiderabili.
Gli studiosi del comportamento animale, come Hinde, fanno ovviamente notare come vi sia una profonda differenza tra le strutture sociali dei gruppi animali e quelle delle società umane (altrimenti si rientrerebbe nella vecchia e ormai superata teoria del “darwinismo sociale”). Nei primi, ad es. nei branchi di scimmie, le strutture gerarchiche vengono mantenute solo dai rapporti di forza tra gli individui, con atteggiamenti e comportamenti anche aggressivi, quando occorre, tra superiori e subordinati, quindi con forme di comunicazione (non verbale, chiaramente) asimmetriche. Nei gruppi umani al contrario le strutture sociali vengono condizionate dalla cultura (tradizioni, leggi, costumi, consuetudini, ecc.), cioè dalla memoria fissata nel linguaggio orale e scritto, e dai codici comportamentali propri di ogni cultura che agiscono come un linguaggio comune e che sottolineano l’appartenenza di ogni singolo individuo al proprio gruppo (comunità di villaggio o nazione che sia) (Hinde, cit. p. 284 e sgg).
Le strutture gerarchiche, e quindi le relazioni comunicative asimmetriche, esplicite e implicite, di ogni società sufficientemente evoluta dal punto di vista culturale, possono chiaramente trasformarsi in senso meno asimmetrico e più equilibrato nel corso della storia, moderando o superando così gli atteggiamenti più conflittuali e discriminatori (che provengano o no dalle pulsioni biologiche): ad es. grazie al progresso economico che crea nuove figure professionali molto più specializzate, e quindi molto più rispettate anche economicamente. Ma soprattutto grazie agli scambi comunicativi, e al progresso e alla diffusione dei mass-media, che veicolano conoscenze e spingono alla riflessione individuale e collettiva (nonché spesso alle manifestazioni di piazza). Un esempio di fondamentale importanza è costituito dall’evoluzione dei modelli giuridici e politici che nel corso della storia tendono a sancire relazioni sempre più simmetriche, di pari livello, sia tra i singoli individui, sia con i poteri dello Stato: è ciò che comunemente viene definito con i concetti di uguaglianza, libertà, democrazia, rispetto per le minoranze più deboli, ecc.
A ben vedere tuttavia, anche lo stesso pensiero sociale, politico ed economico nel corso della storia e nel mondo attuale, viene evidentemente condizionato da queste due forze naturali darwiniane contrapposte – senza che magari molti se ne rendano conto – che definiscono anche due differenti significati del concetto di libertà. Da un lato i fautori della competizione socio-economica tendono a legittimare la presenza di differenze sociali anche profonde, come veri e propri livelli gerarchici all’interno delle proprie nazioni. Le disuguaglianze sono da questi considerate come l’inevitabile conseguenza, ma anche il presupposto, del proprio talento negli affari, dello spirito d’impresa e della libera iniziativa privata, compreso lo sfruttamento della manodopera non specializzata, ai fini del progresso dell’intera società. In questo senso allora il termine libertà significa sostanzialmente la possibilità di salire nella scala gerarchica sociale senza troppi impedimenti, regolamenti, obblighi fiscali e limiti giuridico-economici. Altri all’opposto insistono sulla necessità della spinta darwiniana alla cooperazione, alla solidarietà reciproca e a un forte spirito di comunità, con la conseguente eliminazione, o perlomeno riduzione, delle disuguaglianze, specie economiche, e quindi in sostanza anche delle gerarchie sociali (riconsiderando qualsiasi autorità come semplice servizio per il bene pubblico). Anche il concetto di libertà assume allora il significato di “benessere collettivo” e di eliminazione o perlomeno riduzione di tutti i tipi di minacce o disagi, sia che provengano dalle forze naturali, che dalle diseguaglianze sociali. La libertà insomma, viene interpretata nel senso di liberazione dalla paura e dalla miseria. Presupposto e allo stesso tempo obiettivo di un tale modo di pensare è ovviamente lo sviluppo di relazioni comunicative il più possibile simmetriche, di pari livello, quanto più possibile rispettose degli altri e quanto più possibile finalizzate ai contenuti (informazioni, soluzioni, ecc.). Curiosamente tale filosofia è entrata anche ad es. nel mondo del lavoro, dove sempre più aziende abbandonano al proprio interno la classica mentalità gerarchica e dirigenziale, per adottare un’organizzazione maggiormente produttiva e di successo, basata sulla responsabilizzazione dei propri impiegati, trattati da pari a pari, e ai quali viene data sempre più fiducia.
Certamente proprio da questi due differenti atteggiamenti darwiniano-culturali, convertiti nel corso della storia in ideologie (dalle tinte più o meno estreme), sono scaturiti i differenti modelli politici messi realmente in pratica nelle varie nazioni, da quelle liberali e capitaliste, caratterizzate da differenze di classe anche pronunciate, a quelle all’opposto del socialismo reale, perlomeno in teoria molto più egualitarie. Ma spesso – com’è noto – con molte varianti, tese soprattutto a limitare gli effetti estremi dei due modelli, ovvero la povertà di larghe fasce di popolazione nel primo caso, e la drastica riduzione dei diritti civili nel secondo. Un esempio tra i migliori è costituito dai Paesi Scandinavi al cui interno un efficace sistema fiscale – garantito anche da un forte spirito comunitario tra i singoli cittadini – assicura livelli di vita dignitosi anche alle fasce meno abbienti, senza sacrificare le libertà individuali e i diritti civili (cioè secondo gli assiomi di Palo Alto, relazionandosi e comunicando in maniera quanto più simmetrica e paritaria coi propri concittadini).

Gruppi e gerarchie nel Web. In molte nazioni tuttavia sono presenti com’è noto regimi autoritari che limitano proprio le libertà individuali e i diritti civili, cioè, adottano verso i propri concittadini forme di relazioni e di comunicazioni gerarchicamente asimmetriche e complementari, da superiori a subordinati. Uno degli strumenti fondamentali a tale scopo è rappresentato dal controllo dei mass-media e dei mezzi di comunicazione, dunque anche di Internet. Poichè la libertà d’informazione ha sempre costituito nella storia il mezzo più importante per la maturazione individuale e l’evoluzione delle idee giuridiche e politiche, ci si può ben rendere conto delle difficoltà che ha un paese in cui vige la censura a migliorare le proprie istituzioni e la propria situazione politica, come abbondantemente riportato dalle cronache internazionali, soprattutto in quest’ultimo decennio.
E a proposito di Internet, le sue potenzialità e la sterminata quantità di risorse gratuite e facilmente accessibili nella rete globale, hanno consentito lo sviluppo di interrelazioni e comunicazioni molto più paritarie e simmetriche che gerarchiche. Fino all’era della carta stampata, del cinema e della televisione, i lettori e gli spettatori erano dei fruitori passivi di notizie e immagini, ovvero gerarchicamente subordinati in maniera asimmetrica ai gestori dei mass-media. Era insomma un flusso di informazioni ed una comunicazione a senso unico, all’infuori semmai di qualche “lettera al direttore”. Internet al contrario ha permesso di dare voce ai tantissimi utenti del web, coi propri siti, i propri blog, e la discussione attiva sui social forum. Ovviamente si sono sviluppati anche fenomeni gerarchici “da uno a molti” legati soprattutto al marketing (come nel caso degli “influencer”), ma è vastissima la quantità di coloro che utilizzano la Rete da pari a pari per esprimere la propria opinione, o anche semplicemente per il piacere di comunicare con gli altri, come messo in luce dagli studi sociologici sul web (ad es. A. Micalizzi, V. Orsucci, La Blogosfera: un esempio di comunità virtuale?, in M@gm@, gennaio-marzo 2006).
In teoria dovrebbe riuscire a sopravvivere anche nel web una sorta di “gerarchia culturale” in cui i maggiori esponenti della scienza e della cultura – scienziati, accademici, scrittori, ecc. – continuino a rimanere punto di riferimento ed orientamento per gli utenti della Rete. Ma, come si sta osservando attualmente anche in questo periodo di emergenza sanitaria da Covid-19, è molto diffuso anche il fenomeno del dissenso e della sfiducia nei confronti del mondo scientifico e culturale che si traduce non di rado nella messa in discussione delle verità scientifiche più consolidate, o perlomeno in un generico e diffuso scetticismo. Nel corso della storia del pensiero, le epoche di maggior circolazione di idee e conoscenze sono state – in proporzione – segnate da questo medesimo fenomeno (la filosofia dello Scetticismo di Pirrone in età ellenistica, il dubbio metodico cartesiano in età moderna, il nichilismo nel XIX secolo, ecc.). Questo perchè di fronte a continue scoperte o teorie che smentiscono quelle tradizionali, o addirittura le stesse spiegazioni scientifiche precedenti – com’è nella stessa logica della scienza – l’atteggiamento di molte persone è istintivamente quello di “prendere mentalmente le distanze” per non farsi coinvolgere troppo dai dubbi e dal senso di disorientamento. Oggi si aggiunge per di più anche la sfiducia nei confronti di scienziati, economisti, governanti che hanno già da molto tempo parecchia difficoltà a gestire sia le crisi economiche che le emergenze naturali. Quindi il rifiuto delle “spiegazioni ufficiali” può rappresentare una sorta di fuga psicologica da parte di chi si sente un utente troppo passivo, e viene continuamente bombardato da notizie anche inquietanti da parte dei “livelli superiori” delle istituzioni (scientifiche e culturali).
La migliore soluzione probabilmente rimane quella di acquisire personalmente sempre nuove informazioni da quante più numerose e migliori fonti possibili – cosa spesso non facile soprattutto per motivi di tempo disponibile – in maniera da poter riflettere, valutare e discernere col proprio spirito critico. Certamente anche i “livelli superiori” di scienziati e governanti dovranno tener conto del disagio culturale generalizzato e del dissenso di molti, se non altro riflettendo sui propri errori di comunicazione e adottando un linguaggio più pertinente (definizioni mediche come “immunità di gregge” per es. possono dare fastidio a non pochi, dal momento che non siamo né pecore né cavie da laboratorio, e via dicendo). Ma in ogni caso il risultato, verosimilmente, potrebbe essere la crescita, all’interno del vastissimo numero di ascoltatori ed utenti del Web, di relazioni comunicative ancora più simmetriche ed egualitarie.

Fonti citate nel testo.

P. Watzlawick, J. H. Beavin, e D. D., Jackson, Pragmatica della comunicazione umana, Astrolabio, 1971).

R. A. Hinde, Le basi biologiche del comportamento sociale umano, Zanichelli, 1977.

A. Micalizzi, V. Orsucci, La Blogosfera: un esempio di comunità virtuale?, in: M@gm@, gennaio-marzo 2006.

Gerarchie e comunicazioni asimmetriche nei gruppi

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